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Ritrovi notturni
"Ogni fotografia è un autoritratto". Per chi conosce Fabio Casati questa definizione appare completamente calzante. Le sue fotografie mostrano infatti il suo modo di comportarsi, la sua personalità. Attento, teso, ma con una sorta di flemmatico distacco si pone davanti alle persone, alle situazioni più come spettatore che come partecipe. In questo lavoro è facile immaginarlo mentre si aggira con macchina e cavalletto davanti ai luoghi dove nelle fresche serate estive le persone si ritrovano a bere, vedere un film, uno spettacolo. In silenzio, pronto ad osservare, a cogliere l'immagine che più gli corrisponde, per imprimerla sulla pellicola lentamente, stare in attesa durante la lunga posa. La macchina fotografica come strumento/schermo/relazione fra sé e il mondo. Le sue immagini sono sì abitate, ma chi le abita è un'ombra, un movimento, un fantasma. Nessuno è riconoscibile. Anche l'uso del colore forte contribuisce a creare questa sorta di estraniazione e le sue immagini appaiono mute di voci, ma stranamente parlanti, non di una realtà, ma di un modo di essere, del modo di vivere dell'autore. Importante inoltre anche l'aspetto documentativo di questa operazione. In un arco di tempo di tre anni ha documentato i luoghi di ritrovo estivo della provincia di Firenze, luoghi che spesso hanno la durata di un'estate e destinati, se non ritratti, a rimanere solo nella memoria dei frequentatori. Con piacere ho rivisto in queste immagini una esperienza scomparsa: "No Buana". Trovo questa fotografia significativa per il suo aspetto evocativo e simbolico, rappresentativo di questo spazio discoteca creato all'interno del parcheggio di un centro commerciale alla periferia di Firenze, gestito da un gruppo di extracomunitari.

Vittoria Ciolini

Visioni fuzzy
Il termine fuzzy nella lingua inglese indica l'indistinto, il confuso, dal contorno indefinito, sfuocato. Se nel campo del pensiero la Logica piu' avanzata e' definita "fuzzy" in quanto estende i due valori di vero/falso della Logica tradizionale in un continuo di gradazioni di verità, di concetti sfumati, accettando le contraddizioni, possiamo parlare, allora, anche, di una fotografia fuzzy per quelle immagini fuori fuoco che caratterizzano gran parte della produzione odierna non solo fotografica. Visioni sfuocate, di quotidianità colte in frammenti, ricomposte, poi, secondo un effetto quasi da zapping televisivo hanno determinato, fin dai primi degli anni novanta, la ricerca di Marco Baroncelli, Sergio Buffini, Fabio Casati, Grazia Cadeddu e Marco Signorini. Dopo gli esordi sulle tracce di Luigi Ghirri, tramite la Scuola DryPhoto di Prato, il loro lavoro si e' indirizzato verso la presa diretta, abbandonando l'uso del cavalletto, per una fotografia da organizzare in successioni di immagini, come narrazioni visive tese ad assorbire lo spettatore quasi fossero fotogrammi di film. Capisaldi sono stati i linguaggi di Robert Frank, di William Eggleston, della Nan Goldin, degli allievi di Bernd e Hilla Becher, ma anche la pittura di Gerhard Richter. Le sequenze di Baroncelli, composte secondo un processo di apparente casualità, si caratterizzano per una profonda tensione cromatica che amalgama via via ogni serie di accostamenti. Il coinvolgimento partecipativo delle sue immagini si rafforza negli ultimi lavori, per via di brani scritti che accompagnano ritratti solenni della piú disparata umanità. Buffini lavora sul filtro del ricordo, i suoi racconti sono stati d'animo, momenti colti dopo essersi soffermato con l'immaginazione sulle cose. Nella serie piu' recente e' riportata la levità data dall'idea dell'Oriente: volti, rami fioriti, oggetti di lacca, sembrano immagini in dissolvenza di vecchie pellicole filmate in tempi lontani. La ricerca di Casati si svolge essenzialmente secondo istanze concettuali, appassionato dell'opera di Christian Boltansky, conduce le sue narrazioni in maniera serrata, con una precisione vitrea, sottilissima, con modulazioni quasi impercettibili; come nella serie Nord see, che ci richiama alle gradazioni atmosferiche meditate da Monet sulle ninfee o sulle cattedrali. Per Cadeddu, "l'immagine e' bella quando e semplice e di una nascosta complessità". Fin dalla prima raccolta di foto del `94, dal titolo Provvisoriamente, realizzata ancora da studentessa dell'Accademia di Firenze, traspare l'aderenza a un'arte fatta anche di un nonnulla, di un accento dissueto, di una piccola depressione. Con leggerezza estrema e' giunta a cogliere il quotidiano rivestendolo di incanto. Nel lavoro di Signorini, teso a convergere molteplicità di esperienze, la formazione come scenografo presso l'Accademia fiorentina di Belle Arti emerge costantemente per il suo intento sperimentativo aperto alle contaminazioni. Nel '94 si reca a Vilnius, in Lituania, per fotografare il centro geografico dell'Europa; le immagini prodotte anziche' descrizioni di luoghi, sono sequenze di attimi variamente vissuti, soggettivi e frammentari. Nelle opere recenti la fotografia e il video si fondono totalmente, cosi' da produrre visioni sintesi, in cui i soggetti resi come bidimensionali, acquistano un aspetto pittorico.

Anna Maria Amonaci

Nordsee
E' una serie lavori fotografici che insistono su un'idea di sequenza, di mini-serie producendo l'effetto di brevi story board nei quali le immagini si susseguono come a raccontare brevi storie senza trama. 9 pezzi che raffigurano semplicemente una passerella sul mare senza nessuna persona; 3 pezzi con una figura femminile di spalle su un prato; una grande foto con le 4 persone sul mare; una serie di immagini che guardano una terra d'argilla rossa. In ognuna di queste sequenze, in ognuna di queste immagini un senso di tempo sospeso, una sensazione metafisica di luoghi dove non accade nulla e dove lo sguardo puo' riposare. Fabio Casati da sempre lavora sui gesti minimi, sulle immagini minimali e quotidiane che non raccontano nessun evento straordinario, nessun avvenimento eclatante, ma solo delle sottili traiettorie visive per immagini.

Viviana Gravano